Cosa cambia davvero per le imprese dopo l’entrata in vigore della direttiva UE
Dal 19 marzo 2026 è ufficialmente in vigore la direttiva UE 2026/470, il provvedimento che recepisce il pacchetto Omnibus I e interviene sulle regole europee in materia di rendicontazione di sostenibilità e due diligence. La direttiva era stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 26 febbraio 2026 ed è divenuta efficace dopo 20 giorni, mentre gli Stati membri avranno ora 12 mesi per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali.
L’obiettivo dichiarato delle istituzioni europee è alleggerire gli oneri amministrativi per le imprese, soprattutto per quelle di dimensioni medio-piccole, concentrando gli obblighi sulle realtà più grandi e riducendo gli effetti indiretti lungo la catena del valore. In questa logica, il nuovo impianto normativo rivede in modo significativo sia il perimetro della CSRD sia quello della CSDDD.
Per quanto riguarda la CSRD, il cambiamento più rilevante riguarda le soglie dimensionali: l’obbligo di reporting di sostenibilità viene ricondotto alle grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti e almeno 450 milioni di euro di fatturato netto annuo. Si restringe quindi in modo importante la platea delle aziende tenute a rendicontare secondo il quadro europeo, con l’esclusione completa delle PMI quotate dall’ambito di applicazione diretto della direttiva.
Anche per le imprese extra-UE il perimetro viene ridefinito. Le nuove regole si applicheranno solo ai gruppi che generano oltre 450 milioni di euro di fatturato netto nell’Unione e che dispongono di una presenza rilevante sul territorio europeo, tramite controllata o succursale che superi determinate soglie economiche. Si tratta di una stretta che mira a evitare un’estensione troppo ampia degli obblighi verso operatori con una presenza solo marginale nel mercato europeo.
Sul fronte della due diligence, la direttiva modifica in modo netto anche la CSDDD. Le nuove soglie si alzano fino a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, concentrando gli obblighi sulle imprese di maggiore dimensione. Cambia anche l’approccio richiesto alle aziende: meno raccolta estesa di dati lungo tutta la filiera e maggiore attenzione ai rischi concreti e materiali, con l’intento di limitare il cosiddetto effetto a cascata sui fornitori, in particolare sulle PMI.
Un altro passaggio importante riguarda le tempistiche di applicazione. La direttiva introduce un rinvio dell’operatività della due diligence, con adeguamento richiesto entro il 2029 per le imprese interessate. Questo slittamento conferma la volontà del legislatore europeo di rendere più graduale l’attuazione del nuovo quadro ESG, lasciando più tempo alle aziende per organizzarsi.
Dal punto di vista strategico, il messaggio è chiaro: l’Europa non abbandona la traiettoria della sostenibilità, ma prova a renderla più compatibile con le esigenze di competitività e semplificazione. Per le aziende, tuttavia, questo non significa poter abbassare l’attenzione. Anche laddove l’obbligo normativo diretto venga meno, clienti, banche, investitori e partner di filiera continueranno a chiedere dati, presidi e obiettivi credibili sui temi ESG. In altre parole, cambia la pressione regolatoria, ma non scompare la pressione del mercato.
Per questo motivo, le imprese dovrebbero leggere il pacchetto Omnibus non come un punto di arrivo, ma come una fase di assestamento. Chi saprà usare questo periodo per rafforzare governance, raccolta dati, analisi di materialità e presidio della supply chain sarà più preparato ad affrontare sia i futuri sviluppi normativi sia le richieste sempre più selettive degli stakeholder.
In sintesi: i principali cambiamenti
- Entrata in vigore: 19 marzo 2026, 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 26 febbraio 2026.
- Recepimento nazionale: 12 mesi per gli Stati membri.
- CSRD: obbligo limitato alle grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto annuo.
- PMI quotate: escluse dall’ambito diretto della direttiva.
- CSDDD: soglie alzate a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato.
- Due diligence: focus sui rischi rilevanti e concreti, con minore impatto indiretto sulle filiere più piccole.
- Applicazione CSDDD: rinvio fino al 2029.

