Regolamento EUDR: tra biodiversità, deforestazione e nuove responsabilità per le imprese

La biodiversità è oggi una delle grandi emergenze ambientali globali, al pari della crisi climatica. Quando parliamo di perdita di biodiversità, infatti, non parliamo solo della scomparsa di specie animali e vegetali, ma del progressivo indebolimento degli ecosistemi da cui dipendono il benessere umano, la sicurezza alimentare, la disponibilità di risorse naturali e, sempre di più, anche la stabilità delle attività economiche.

A confermarlo è l’IPBES, l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, l’organismo internazionale che raccoglie le evidenze scientifiche sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici e le traduce in raccomandazioni per governi, istituzioni e imprese. Nel rapporto 2026 “Business and Biodiversity”, l’IPBES evidenzia come la biodiversità sia in forte declino in ogni regione del mondo e come l’attuale modello economico “business as usual” non sia più sostenibile. Le attività umane consumano risorse naturali a un ritmo superiore alla loro capacità di rigenerarsi e generano pressioni sempre più forti sugli ecosistemi.

È ormai evidente che la perdita di biodiversità è strettamente legata ai modelli produttivi, ai consumi globali e al modo in cui sono organizzate le catene di fornitura. Inoltre, uno dei fattori principali alla base della deforestazione è l’espansione dei terreni agricoli e il consumo del suolo destinati alla produzione di materie prime come bestiame, legno, cacao, soia, olio di palma, caffè e gomma.

In questo scenario l’Unione europea ha riconosciuto la propria responsabilità. Essendo un grande mercato di consumo per molte di queste materie prime legate alla deforestazione e al degrado forestale, l’UE contribuisce indirettamente a un problema che si manifesta spesso lontano dai suoi confini.

È qui che entra in gioco l’EUDR, il Regolamento europeo sui prodotti a deforestazione zero, adottato nel 2023. Il regolamento fa parte di un quadro più ampio di politiche europee per la sostenibilità, tra cui la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, la nuova Strategia forestale dell’UE per il 2030 e il Green Deal europeo.

L’obiettivo principale è ridurre l’impatto dei consumi europei sulla deforestazione e sul degrado forestale a livello globale, contribuendo allo stesso tempo alla tutela della biodiversità e alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

In termini pratici, l’EUDR stabilisce che alcune materie prime e prodotti derivati possano essere immessi sul mercato europeo, o esportati dall’Unione, solo se rispettano determinati requisiti. Le imprese devono poter dimostrare che tali prodotti non provengono da terreni deforestati di recente e che non hanno contribuito al degrado delle foreste.

La responsabilità non riguarda più soltanto il commercio del legno, già disciplinato dal precedente Regolamento UE sul legname (EUTR), ma viene introdotto un approccio più ampio, basato su tracciabilità, due diligence e responsabilità lungo la catena di fornitura.

Il 4 maggio 2026 la Commissione europea ha pubblicato l’ultimo aggiornamento del regolamento EUDR che conferma alcune semplificazioni pensate per ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, in particolare lungo la filiera.

Restano confermate anche le nuove scadenze di applicazione:

  • il 30 dicembre 2026 per gli operatori grandi e medi;
  • il 30 giugno 2027 per micro e piccoli operatori (esclusi i micro e piccoli operatori già interessati dal precedente Regolamento UE sul legname per cui la data di riferimento resta il 30 dicembre 2026).

Il regolamento si applica a diverse materie prime considerate a rischio di deforestazione: bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno, oltre ai prodotti derivati indicati nell’Allegato I. Non esistono soglie minime di quantità o valore: ciò che conta è verificare se la materia prima o il prodotto rientrano nel campo di applicazione del regolamento.

Dopo le semplificazioni introdotte tra il 2025 e il 2026, diventa ancora più importante capire quale ruolo si ricopre nella filiera. Gli obblighi cambiano a seconda che l’impresa sia operatore o commerciante, che si trovi a monte o a valle della catena di fornitura e che rientri o meno tra le PMI. Alcuni passaggi amministrativi vengono alleggeriti, soprattutto per gli operatori a valle, ma il principio di fondo resta invariato: le imprese devono essere in grado di dimostrare la conformità dei prodotti ai requisiti EUDR, raccogliere dati, valutare rischio, mitigare se necessario, e presentare la DDS quando richiesto.

La vera sfida, quindi, è trasformare l’EUDR da obbligo normativo a occasione per conoscere meglio la propria catena di fornitura. In un contesto in cui biodiversità, uso del suolo e approvvigionamento delle materie prime sono sempre più collegati, il regolamento spinge le imprese verso filiere più trasparenti e più responsabili. Non solo per rispettare una norma europea, ma per iniziare a gestire in modo più consapevole il rapporto tra attività economica e tutela degli ecosistemi.

Possiamo supportarti nell’identificazione del tuo ruolo, nella mappatura degli obblighi EUDR e nella costruzione di un piano di azione concreto, coerente con le caratteristiche dei tuoi prodotti e della tua organizzazione.

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